Colecisti e calcoli: quando è necessario operare?

I calcoli della colecisti sono una delle patologie più comuni dell’apparato digerente. Molte persone scoprono di averli durante un’ecografia eseguita per altri motivi e, spesso, la prima domanda che pongono è: “Devo operarmi?”

La risposta, nella maggior parte dei casi, è non necessariamente.

La semplice presenza di calcoli non rappresenta di per sé un’indicazione all’intervento chirurgico. Molti pazienti convivono per anni con una calcolosi biliare completamente asintomatica senza sviluppare complicanze.

Diversa è la situazione quando compaiono sintomi o quando i calcoli provocano infiammazione, ostruzione delle vie biliari o pancreatite.

Nei pazienti sottoposti a chirurgia bariatrica il tema assume un’importanza particolare. La rapida perdita di peso che segue l’intervento aumenta infatti il rischio di formazione di nuovi calcoli biliari, rendendo necessario un monitoraggio attento e, in alcuni casi, una strategia preventiva.

In questo articolo vedremo a cosa serve la colecisti, come si formano i calcoli, quando è realmente necessario intervenire chirurgicamente e quale rapporto esiste tra calcolosi biliare e chirurgia bariatrica.

Che cos’è la colecisti?

La colecisti, chiamata anche cistifellea, è un piccolo organo situato sotto il fegato.

La sua funzione principale è quella di immagazzinare e concentrare la bile, un liquido prodotto dal fegato che contribuisce alla digestione dei grassi.

Durante i pasti, soprattutto quelli ricchi di lipidi, la colecisti si contrae e libera la bile nell’intestino attraverso le vie biliari.

Questo meccanismo favorisce la digestione e l’assorbimento dei grassi introdotti con l’alimentazione.

La colecisti, quindi, è un organo utile, ma non indispensabile: dopo la sua rimozione il fegato continua a produrre bile, che raggiunge direttamente l’intestino.

Che cosa sono i calcoli della colecisti?

I calcoli biliari sono aggregati solidi che si formano all’interno della colecisti quando la composizione della bile si altera.

Nella maggior parte dei casi sono costituiti prevalentemente da colesterolo, mentre più raramente sono formati da pigmenti biliari o da una combinazione dei due.

Le dimensioni possono variare da pochi millimetri fino a diversi centimetri.

Una persona può presentare:

  • un singolo calcolo;
  • numerosi piccoli calcoli;
  • materiale denso e sabbioso, chiamato fango biliare (sludge biliare).

Non sempre la presenza di calcoli provoca sintomi. Molti vengono scoperti casualmente durante un’ecografia addominale eseguita per altri motivi.

Perché si formano i calcoli?

La formazione dei calcoli è un processo multifattoriale.

Tra i principali fattori di rischio troviamo:

  • sesso femminile;
  • età superiore ai 40 anni;
  • familiarità;
  • obesità;
  • diabete;
  • gravidanza;
  • dieta ricca di grassi e povera di fibre;
  • rapida perdita di peso.

Quest’ultimo fattore è particolarmente importante nei pazienti che affrontano un percorso di dimagrimento importante, sia con dieta molto restrittiva sia dopo un intervento di chirurgia bariatrica.

Durante il rapido calo ponderale aumenta infatti la concentrazione di colesterolo nella bile e la colecisti tende a svuotarsi meno efficacemente, favorendo la formazione dei calcoli.

Quali sintomi provocano i calcoli?

Molte persone non sviluppano alcun disturbo.

Quando i calcoli diventano sintomatici, il quadro clinico più frequente è la colica biliare, caratterizzata da:

  • dolore intenso nella parte superiore destra dell’addome;
  • dolore che può irradiarsi alla spalla destra o alla schiena;
  • comparsa dopo pasti abbondanti o ricchi di grassi;
  • nausea;
  • vomito.

Generalmente la colica dura da alcuni minuti a qualche ora e tende a risolversi spontaneamente.

Quando il dolore persiste, si associa a febbre, ittero o peggioramento delle condizioni generali, è necessario rivolgersi rapidamente al medico perché potrebbero essere presenti complicanze.

Quando è davvero necessario operare?

Una delle convinzioni più diffuse è che ogni calcolo debba essere rimosso chirurgicamente.

In realtà non è così.

La decisione di eseguire una colecistectomia (l’intervento di rimozione della colecisti) dipende soprattutto dai sintomi e dal rischio di complicanze.

In generale, l’intervento è indicato quando:

  • si verificano coliche biliari ricorrenti;
  • è presente una colecistite acuta (infiammazione della colecisti);
  • i calcoli migrano nelle vie biliari;
  • si sviluppa una pancreatite biliare;
  • la qualità di vita del paziente è compromessa dai sintomi.

Al contrario, una calcolosi completamente asintomatica non richiede sempre un trattamento chirurgico e può essere semplicemente monitorata, salvo situazioni particolari che verranno valutate dallo specialista.

Come si svolge la colecistectomia?

La colecistectomia è oggi uno degli interventi di chirurgia generale più eseguiti e viene effettuata, nella maggior parte dei casi, con tecnica laparoscopica.

Attraverso piccole incisioni sull’addome vengono introdotti una telecamera e strumenti dedicati, consentendo di rimuovere la colecisti con un approccio mini-invasivo.

I principali vantaggi della laparoscopia sono:

  • minore dolore post-operatorio;
  • recupero più rapido;
  • degenza generalmente breve;
  • riduzione del rischio di complicanze della parete addominale;
  • cicatrici poco evidenti.

Dopo l’intervento il fegato continua a produrre bile normalmente, che raggiunge direttamente l’intestino senza essere più immagazzinata nella colecisti.