Tosse da reflusso: come si riconosce e cosa fare

Che cos’è la tosse da reflusso?

La tosse da reflusso fa parte di uno dei sintomi atipici della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) e si può manifestare come una tosse secca e persistente o come una tosse produttiva (ovvero che produce catarro).

La tosse da reflusso è resistente ai farmaci antitussivi e agli antibiotici dato che è causata dal reflusso gastroesofageo e non da infezioni. Alcuni farmaci possono addirittura aggravarla e, pertanto, è necessario la consulenza di un medico specializzato.

Come si riconosce la tosse da reflusso?

La tosse da reflusso è più difficile da diagnosticare di quanto si possa pensare, poiché si può presentare anche come unico sintomo. Sopratutto in alcune stagioni, come autunno e inverno, la si potrebbe associare ad un semplice raffreddore piuttosto che al reflusso gastroesofageo.

Un segnale d’allarme potrebbe essere quando la tosse non si ferma nemmeno dopo aver assunto i farmaci antitussivi, in questo caso il medico potrebbe decidere di effettuare una analisi più approfondita e ricorrere ad alcuni esami di diagnostica, come:

  • Gastroscopia: attraverso l’inserimento di un sondino con telecamera integrata è possibile scrutare ed analizzare accuratamente esofago, stomaco e duodeno. Al sondino è collegato anche un sottile canale dove può scorrere una pinza per prelevare dei campioni;
  • pH-impedenziometria delle 24h: si inserisce una piccola e sottile sonda che, dal naso, arriva fino all’esofago per misurare e monitorare il livello di acidità (pH). I dati verranno registrati simultaneamente, per 24 ore, su un dispositivo apposito e visualizzati dal chirurgo.

La tosse da reflusso è più facile da riconoscere quando si manifesta con altri sintomi tipici del reflusso gastroesofageo, quali:

  1. Il bruciore di stomaco retrosternale (pirosi): localizzato nella parte alta dell’addome (regione epigastrica) ma si può propagare fino alla gola;
  2. Il rigurgito acido: è causata dalla risalita di acidi gastrici e del contenuto dello stomaco in gola o a volte anche fino in bocca.

In alcuni casi può essere accompagnata da altri sintomi, meno frequenti detti “atipici”, ovvero:

  • disfagia (difficoltà di deglutizione),
  • voce rauca e abbassamento della voce, causati dal materiale acido che risale dallo stomaco ed entra in contatto con le corde vocali;
  • alitosi o alito cattivo,
  • disturbi respiratori,
  • laringite e faringite,
  • asma,
  • dolore toracico.

In presenza di questi sintomi è importante agire subito e chiedere indicazioni ad un medico, se avessi bisogno di un parere o di un appuntamento contattaci qui.

Perché si manifesta la tosse da reflusso?

La tosse da reflusso si scatena come reazione alla risalita del contenuto acido dello stomaco e può avere uno scopo protettivo oppure si comporta come una azione riflessiva. Nello specifico, esistono due teorie che spiegano perché il nostro organismo reagisce tossendo, entrambe considerate attendibili, ovvero:

  1. La teoria del reflusso che afferma che, nel momento in cui gli acidi gastrici risalgono fino allo sfintere esofageo, alcune goccioline dei fluidi gastrici possano capitare nelle vie aeree, finendo per attivare la tosse, come sistema di difesa;
  2. La teoria del riflesso, secondo la quale quando il contenuto acido dello stomaco arriva nell’esofago, si scatena un riflesso che provoca un tosse di impulso.

Quando si manifesta la tosse da reflusso?

La tosse da reflusso, come detto in precedenza, è un sintomo del reflusso gastroesofageo e infatti insorge soprattutto nei momenti critici tipici della malattia da reflusso gastroesofageo, cioè:

  • in seguito ai pasti, specialmente se abbondanti;
  • durante le ore notturne, poiché spesso dormiamo in una posizione tale da favorire la risalita di succhi gastrici, provocando la tosse;
  • quando ci si corica.

Tuttavia nelle ore del mattino la tosse tende a calmarsi e a migliorare.

Cure e rimedi

Il modo più efficace per curare la tosse da reflusso è sicuramente quello di curare il reflusso gastroesofageo, essendo esso un suo sintomo. Ci sono alcuni rimedi per alleviare la tosse e per prevenirla ma indubbiamente l’unico metodo per eliminarla del tutto è quella di risolvere il problema alla base, ovvero la malattia del reflusso gastroesofageo. I tempi di guarigione cambiano a seconda della gravità della malattia ma attraverso alcune pratiche, che elencherò sotto, è possibile calmare la tosse da reflusso in poche settimane.

I farmaci per il trattamento della malattia sono:

  • antiacidi: neutralizzano l’acido dello stomaco ma sono utili solo per limitare i sintomi del reflusso gastroesofageo.
  • H2 anatagonisti: diminuiscono la produzione di acido nello stomaco, rispetto agli antiacidi durano più a lungo e agiscono più rapidamente, tuttavia dopo un determinato periodo di tempo potrebbero smettere di avere effetto.
  • inibitori della pompa protonica: interrompono la produzione di acido nello stomaco ma agiscono più lentamente rispetto agli H2, però, curano più efficacemente le lesione delle pareti dell’esofago.

Altri rimedi per alleviare la tosse da reflusso lo stile di vita e alimentare. In, particolare per la dieta bisogna stare attenti soprattutto a cosa non mangiare:

  • Cibi grassi, come fritture, salse con panna o con gran quantità di olio o burro e carini grasse;
  • caffè e thè,
  • latticini, soprattutto yogurt e formaggi grassi;
  • cioccolato e dolci in generale,
  • peperoncino, pepe e altre spezie simili;
  • pomodori,
  • agrumi, mele, pere, banane, ananas;
  • bevande gassate.

E’ preferibile consumare più pasti (circa 5) al giorno di piccole porzioni, per evitare di rimanere digiuno o di mangiare troppo ed è necessario non coricarsi, dopo averli consumati, per almeno circa 3 ore. In fine è altrettanto importante evitare di fumare.

Ricordiamo che è importante, prima di assumere farmaci di qualsiasi genere, consultare un medico.

Se hai bisogno del parere di un esperto, contattaci subito.

Esofagite: cos’è e quali tipologie esistono

Che cos’è l’esofagite?

L’esofagite è una infiammazione delle mucose dell’esofago. L’esofago è un tubo composto da fibre muscolari che parte dalla bocca e arriva fino allo stomaco e ha lo scopo di condurci il cibo che poi sarà digerito. La mucosa è uno strato che ricopre le pareti dell’esofago.

L’esofagite può essere causata da malattie infettive, allergeni ed alcuni farmaci, ma una delle più comuni è quella causata dal reflussogastroesofageo.

esofagite

Quali sono i sintomi dell’esofagite?

I sintomi dell’esofagite sono:

  • difficoltà di deglutizione (disfagia),
  • deglutizione dolorosa,
  • bruciore di stomaco,
  • dolore toracico all’altezza dello sterno,
  • rigurgito acido,
  • nausea,
  • vomito,
  • tosse,
  • sangue nella saliva,
  • mancanza di appetito,
  • raucedine,
  • abbassamento della voce.

Questi sintomi possono manifestarsi anche in modo intenso ed acuto, in questo caso è consigliabile rivolgersi ad un medico. Se riscontri alcuni di questi sintomi puoi contattarci qui e prenotare una visita.

Tipi di esofagite

Le tipologie di esofagite cambiano a seconda della causa scatenante e possono essere quindi di 4 tipi principali: l’esofagite da reflusso, da eosinofila, da farmaci e da malattie infettive.

Esofagite da reflusso

Questa è la tipologia più frequente e consiste in piccole erosioni dell’esofago che, in alcuni casi, sopratutto se trascurati o non trattati correttamente, possono degenerare in patologie gravi come le ulcere.

Questa esofagite è provocata dalla risalta di fluidi e materiali acidi normalmente contenuti nello stomaco, che risalgono nell’esofago a causa del funzionamento scorretto dello sfintere esofageo (la valvola che ha i compito di chiudersi dopo il passaggio del cibo per evitare che esso possa fuoriuscire dallo stomaco). Quando questo processo si verifica con una certa frequenza si fa riferimento alla malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).

Cura e rimedi

Per permettere una guarigione dell’esofago ma soprattutto per placare il reflusso gastroesofageo spesso viene consigliato l’utilizzo di alcuni farmaci:

  • antiacidi: neutralizzano l’acido dello stomaco ma sono utili solo per limitare i sintomi del reflusso gastroesofageo.
  • H2 anatagonisti: diminuiscono la produzione di acido nello stomaco, rispetto agli antiacidi durano più a lungo e agiscono più rapidamente, tuttavia dopo un determinato periodo di tempo potrebbero smettere di avere effetto.
  • inibitori della pompa protonica: interrompono la produzione di acido nello stomaco ma agiscono più lentamente rispetto agli H2, però, curano più efficacemente le lesione delle pareti dell’esofago.

Ai farmaci è indispensabile associare una dieta sana ed equilibrata composta da molteplici pasti durante l’arco della giornata (preferibilmente 5 pasti al giorno) di piccole porzioni ed evitare di coricarsi prima di 3 ore dopo aver mangiato. In particolare bisogna non mangiare:

  • Cibi grassi, come fritture, salse con panna o con gran quantità di olio o burro e carini grasse;
  • caffè e thè,
  • latticini, soprattutto yogurt e formaggi grassi;
  • menta, cioccolato e dolci in generale,
  • peperoncino, pepe e altre spezie simili;
  • pomodori,
  • agrumi, mele, pere, banane, ananas;
  • bevande gassate.

Mentre invece è consigliabile mangiare cibo a basso contenuti di grassi e preferire cereali integrali, frutta e verdura. Altrettanto importante è eliminare fumo e alcol.

Esofagite da eosinofila

L’esofagite eosinofila si può verificare si negli nell’età dell’infanzia si in età adulta, più raramente in quella anziana ed è più comune negli uomini. Il suo nome deriva dagli eosinofili, ovvero dei globuli bianchi che si attivano in reazione a degli allergeni o alle infezioni parassitari. tuttavia quando un ingente numero di eosinofili si insedia nell’esofago può causare disturbi gastrointestinali come il reflusso, innescando una esofagite.

Cura e rimedi

Solitamente il medico prescriverà una dieta diretta ad eliminare i principali alimenti sospetti colpevoli della reazione allergica (come latticini, uova, soia, archidi) per circa 2-3 mesi. Oltre alla dieta possono essere utili farmaci come i corticosteroidi topici che sono utili per ridurre i sintomi dell’esofagite.

Esofagite da farmaci

Quando si assumono alcuni farmaci particolarmente acidi e si ingeriscono con poca acqua, si rischia che il farmaco entri in contatto in maniera più diretta con la mucosa dell’esofago danneggiandola. A volte anche la mancanza di salivazione (che cala durante la notte, quindi bisognerebbe evitare di consumare il farmaco prima di andare a dormire) può contribuire negativamente.

Cure e Rimedi

Il rimedio più efficace e pratico è quello di sospendere l’assunzione del farmaco in questione o di ingerirlo di mattina e con molta acqua. I farmaci tipici che possono causare una esofagite sono:

  • le tetracicline,
  • tetraciclina e minociclina,
  • il cloruro di potassio,
  • la chinidina,
  • l’aspirina e altri FANS,
  • il ferro solfato .

Esofagite infettiva

l’esofagite infettiva è più comune nei soggetti caratterizzati da una difesa immunitaria bassa, mentre invece è raro che si verifichi in quelli con una difesa immunitaria normale. Pertanto gli individui più a rischio sono quelli affetti da HIV, malati di cancro o immunodepressi. Questa esofagite può anche essere di origine fungina, come nel caso della candida o può essere causata anche da un uso prolungato di alcuni antibiotici.

Se avessi bisogno di più informazioni o di prenotare un appuntamento con un esperto contattaci!

Ernia iatale: quali sono i sintomi, i rischi e come curarla

Che cos’è l’ernia iatale?

L’ernia iatale è una condizione clinica che consiste nel passaggio di una porzione dello stomaco dall’addome al torace. Lo stomaco risale nell’addome attraverso una apertura, chiamata “iato esofageo diaframmatico”, del diaframma, ovvero il muscolo che separa la cavità toracica da quella addominale.

Così facendo, questa anomala intrusione nel torace causa un malfunzionamento dello sfintere esofageo (detto cardias) il cui scopo è quello di chiudersi, dopo la deglutizione, mantenendo il cibo all’interno dello stomaco.

In questo modo possono verificarsi bruciore di stomaco, reflusso acido e eruttazioni. Sintomi tipici del reflusso gastroesofageo, infatti spesso queste due condizioni patologiche vengono associate tra loro.

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Tipi di ernia iatale

I medici suddividono l’ernia iatale in 4 tipologie diverse, ovvero:

  1. l’ernia da scivolamento (tipo I): si verifica quando la pressione addominale supera quella del diaframma causando uno scivolamento verso l’alto di una parte dello stomaco. E’ il tipo di ernia più comune (circa il 90-95% dei casi totali) e avolte può anche essere ignorato perché non rappresenta un pericolo. E’ presente sopratutto nei soggetti obesi o in sovrappeso;
  2. l’ernia parasofagea o da rotolamento (tipo II): questo tipo di ernia è più rara ma può generare delle complicazioni anche gravi. In pratica la parte superiore dello stomaco rotola attraverso lo iato esofageo permettendo comunque i corretto funzionamento del cardias. Sebbene le posizioni di questi organi rimangono quelle naturali, l’ernia dello stomaco rischia di essere compresso tra lo iato e ‘esofago, nuocendo seriamente alla circolazione del sangue e, nei casi più gravi, può anche premere sul cuore ;
  3. l’ernia mista (tipo III): manifesta caratteristiche simili ai primi due tipi, sono molto rare ma spesso è necessario l’intervento chirurgico;
  4. l’ernia di tipo IV: l’ernia coinvolge anche altri organi, come milza e colon.

Quali sono i sintomi dell’ernia iatale?

L’ernia iatale può presentarsi anche in maniera asintomatica, tuttavia ci sono alcuni sintomi tipici che si manifestano con più frequenza e sono:

  1. bruciore di stomaco,
  2. eruttazioni,
  3. dolore toracico ( in certi casi può essere così intenso da poter essere scambiato per un infarto),
  4. reflusso acido.

Questi sono i sintomi che derivano proprio da una alterazione del funzionamento del cardias che, non chiudendosi correttamente, permette la fuoriuscita di materiale e fluidi acidi dallo stomaco che risalgono fino all’esofago.

Altri sintomi possono essere:

  • nausea,
  • vomito,
  • alito cattivo (alitosi),
  • difficoltà di deglutizione (disfagia),
  • tosse,
  • laringite,
  • disturbi respiratori,
  • asma,
  • bradicardia (battito cardiaco rallentato),
  • tachicardia (battito cardiaco accelerato),
  • anemia.

I sintomi possono essere più o meno intensi a seconda della gravità dell’ernia o nel momento in cui si esercita un pressione addominale, come quando si effettua uno sforzo fisico o quando ci si corica o ci si allaccia le scarpe, a causa della posizione della testa che favorisce la risalita di fluidi gastrici.

Quali sono le cause dell’ernia iatale?

Le cause dell’ernia iatale possono essere attribuite ad un indebolimento dello iato esofageo che può derivare da una condizione congenita, quindi dove il soggetto presenta questa debolezza dalla nascita, o da un suo uso prolungato nel tempo.

Infatti l’ernia iatale si manifesta soprattutto nella popolazione più anziana, in particolare il 25% dei soggetti con più di 50 anni ne è affetta, mentre si raggiunge quasi il 100% con i soggetti dagli 80 anni in su.

Inoltre, anche la pressione addominale influisce negativamente, incrementando la possibilità che si verifica un’ernia dello stomaco. In particolare ne soffrono in particolar modo gli individui obesi o in sovrappeso. Specialmente nelle donne, a causa della gravidanza.

In alcuni casi l’ernia iatale può essere provocata da sforzi eccessivi.

Diagnosi

Come già specificato in precedenza, l’ernia iatale può essere anche asintomatica, per cui potrebbe essere difficile riconoscerla senza ricorrere ad alcuni esami clinici. Nel caso in cui il medico credesse sia necessario indagare in maniera più approfondita può sottoporre il paziente ad:

  • Gastroscopia: attraverso l’inserimento di un sondino con telecamera integrata è possibile scrutare ed analizzare accuratamente esofago, stomaco e duodeno. Al sondino è collegato anche un sottile canale dove può scorrere una pinza per prelevare dei campioni;
  • pH-impedenziometria delle 24h: si inserisce una piccola e sottile sonda che, dal naso, arriva fino all’esofago per misurare e monitorare il livello di acidità (pH). I dati verranno registrati simultaneamente, per 24 ore, su un dispositivo apposito e visualizzati dal chirurgo;
  • Manometria: con l’utilizzo di una sonda posizionata nell’esofago si analizza il funzionamento e il tono muscolare dello sfintere esofageo.

Tuttavia il metodo più efficace è la radiografia con mezzo di contrasto del tratto superiore del tubo digerente che inoltre è utile anche per scovare una eventuale esofagite.

Cure e rimedi

Il primo approccio è quello dell’adozione di uno stile di vita e alimentare diverso e più salutare. In molti casi basta anche solo questo cambiamento, ma nel caso in cui i sintomi persistessero allora si può ricorrere al trattamento farmacologico o, in casi più rari o gravi, all’intervento chirurgico.

Dieta e stile di vita

E’ sicuramente fondamentale intraprendere una alimentazione equilibrata e sana, consumare pasti di piccole porzioni, preferibilmente 5 volte al giorno, e non coricarsi prima di 3 ore dopo aver mangiato. Bisogna fare molta attenzione al cibo che si ingerisce, in particolare è necessario evitare:

  • Cibi grassi, come fritture, salse con panna o con gran quantità di olio o burro e carini grasse;
  • caffè e thè,
  • latticini, soprattutto yogurt e formaggi grassi;
  • menta, cioccolato e dolci in generale,
  • peperoncino, pepe e altre spezie simili;
  • pomodori,
  • agrumi, mele, pere, banane, ananas;
  • bevande gassate.

Altrettanto importante è eliminare il consumo di fumo e alcol. Tutto ciò è necessario per perdere peso e per condurre una vita più salutare che è fondamentale al di là del trattamento farmacologico o dell’operazione chirurgica.

Farmaci

E’ bene ricordare che prima di assumere farmaci è necessario consultarsi con un medico. I farmaci più efficaci per combattere i sintomi persistenti dell’ernia iatale sono:

  • antiacidi: neutralizzano l’acido dello stomaco ma sono utili solo per limitare i sintomi del reflusso gastroesofageo.
  • H2 anatagonisti: diminuiscono la produzione di acido nello stomaco, rispetto agli antiacidi durano più a lungo e agiscono più rapidamente, tuttavia dopo un determinato periodo di tempo potrebbero smettere di avere effetto.
  • inibitori della pompa protonica: interrompono la produzione di acido nello stomaco ma agiscono più lentamente rispetto agli H2, però, curano più efficacemente le lesione delle pareti dell’esofago.

Intervento chirurgico

Nella maggior parte dei casi l’intervento non è necessario, poiché si tratta di ernie iatali di tipo I, ma quando si tratta con gli atri tipi spesso l’operazione chirurgica è consigliata, se non doverosa.

Le tecniche di intervento più usate sono quelle di Nissan-Rossetti e di Dor, che vengono effettuate per via laparoscopica. L’operazione consiste nel, attraverso piccole incisioni sull’addome, ricollocare lo stomaco nella sua naturale posizione, nell’addome, ricostruire lo iato esofageo e apporre una valvola che supporti il cardias, scoraggiare il reflusso gastroesofageo.

Rischi e complicanze

Sebbene nella stragrande maggioranza dei casi non si verificano particolari complicazioni pericolose associate all’ernia iatale, talvolta possono insorgere problematiche anche gravi, come:

  • Ulcere esofagee: a causa di ripetuti reflussi, i succhi gastrici possono danneggiare le pareti dell’esofago fino a creare delle ulcere, che sanguinano e provocano dolore;
  • Stenosi dell’esofago: gli acidi gastrici possono causare il restringimento dell’esofago, rendendo difficile e dolorosa la deglutizione;
  • Esofago di Barrett: nel 10-15% dei casi di malattie da reflusso gastroesofageo (MRGE), soprattutto se esistente da molto tempo, può degenerare in un cancro. Le cellule dell’epitelio della parte inferiore dell’esofago possono mutare in cellule simile a quelle dell’intestino, più resistenti all’acidità e rischiando così di diventare cellule cancrose
  • Anemia: consiste nel mancato apporto di sangue sufficiente a far funzionare correttamente gli organi del corpo. Ciò è dovuto allo strozzamento della parte superiore dello stomaco intrappolata tra esofago e iato che compromette l’afflusso del sangue.

Nel caso in cui si avverte un forte dolore toracico o all’addome, in concomitanza con altri sintomi, come nausea e rigurgito è importante richiedere la visita di un medico.

Riscontri alcuni di questi sintomi e credi di poter soffrire di ernia iatale? Contattaci immediatamente e prenota un appuntamento con un medico specializzato.

BMI: che cos’è e come si calcola.

Vuoi sapere se sei normopeso, obeso o troppo magro? Ti serve una formula basata su criteri equi e obiettivi? Una formula semplice e affidabile?

Allora in questo articolo troverai le risposte alle tue domande, continua a leggere!

Che cosa è il BMI?

Il BMI, ovvero l’indice di massa corporea (o Body Mass Index), è un parametro che fornisce una valutazione generale del peso corporeo di un individuo.

Lo si può calcolare semplicemente dividendo il proprio peso per l’altezza al quadrato, cioè:

Peso/Altezza2 = BMI

Quindi, per esempio, se peso 80kg e sono alto 1.75m il mio BMI sarà:

80/(1.75)2= 80/1.75X1.75=26.1

Una volta calcolato, bisogna valutare il risultato confrontandolo con la seguente tabella:

BMI CONDIZIONE
<18.49Sottopeso
18.5-24.99Normopeso
25-29.99Sovrappeso
30-34.99Obesità di I grado
35-39.99Obesità di II grado
>40Obesità di III grado

Nell’esempio precedente il BMI è risultato essere 26.1, per cui la condizione associata è “sovrappeso”.

In sostanza, il BMI è un indice utile per constatare rapidamente le condizioni generali del peso corporeo di un paziente, per poter così definire quali soluzioni adottare soprattutto in caso di obesità grave.

Quanto è affidabile il BMI?

Il BMI è ampiamente usato da molti specialisti e rappresenta sicuramente un metodo efficace per stabilire velocemente ed in modo generico in che stato si trova il paziente in esame. Tuttavia il calcolo del BMI non prende in considerazione la costituzione fisica, la massa muscolare, massa ossea, il genere, l’età e l’etnia. Per questo motivo quando il calcolo è attuato su individui muscolosi (per esempio un body builder o un’atleta) il risultato sarà molto probabilmente sbagliato. Inoltre anche negli individui di statura molto alta (superiore ai 200cm) o molto bassa (inferiore ai 150cm) il BMI sarà scorretto e sovrastimato.

Il nuovo BMI

Il nuovo BMI pone rimedio ad alcune delle carenze del vecchio BMI, ovvero quelle che riguardano solo le problematiche relative alla statura dell’individuo. Infatti, questa nuova formula, un po’ più complicata, può essere applicata anche ai soggetti con altezza superiore ai 200cm o inferiore ai 150cm ed è la seguente:

1,3XPeso/AltezzaX2,5=BMI

Quindi, riprendendo gli stessi dati dell’esempio precedente con peso=80kg e altezza=1.75m, il calcolo sarà pari a:

1,3X80/1,75X2,5=104/4,375=23,77

Il risultato è leggermente differente, in questo caso, ma per gli individui molto alti o molto bassi la differenza è più rilevante.

Il nuovo BMI, come il vecchio, comunque non tiene conto della massa muscolare, quella ossea, del genere, età ed etnia, risultando quindi limitato ad una valutazione generale e non specifica del peso corporeo.

I rischi di un BMI alto

Il BMI tanto più è alto e tanto più indica uno stato di obesità grave. Ci sono molti rischi legati all’obesità che non devono essere presi con leggerezza o trascurati, alcuni di questi sono:

  • alto colesterolo nel sangue,
  • diabete di tipo 2,
  • malattie cardiovascolari,
  • ipertensione,
  • alcuni cancri più probabili,
  • malattia della cistifellea,
  • apnea nel sonno,
  • osteoartrite e malattia della giunzione;

Cosa fare in caso di BMI alto

Se il BMI risulta essere leggermente alto e quindi rientra nella categoria “sovrappeso” basta intraprendere una corretta alimentazione e svolgere attività fisica per perdere un po’ di peso e diventare normopeso.

Molto diversa è la situazione nel caso dell’obesità (soprattutto se di III grado), in questo caso è necessario valutare con un esperto quale sia la soluzione più opportuna da attuare per evitare rischi di salute.

Se ti trovi in una situazione simile e non sai a chi rivolgerti, niente panico, puoi contattarci qui e ti aiuteremo con il parere di uno specialista.

Bypass gastrico: perdere peso senza avere fame.

Che cos’è il bypass gastrico?

Il bypass gastrico è una operazione chirurgica specifica per il trattamento dell’obesità patologica. E’ uno degli interventi, non solo più comuni, specialmente negli US, ma anche più efficaci per far perdere peso al paziente rapidamente ed avere ottimi risultati anche nel lungo periodo.

Lo scopo del bypass gastrico è quello di ridurre la massa grassa e lo fa in due modi:

  1. tramite azione malassorbitiva: ovvero il paziente sarà invogliato a consumare una ridotta quantità di cibo a causa della perdita di appetito e della sensazione di sazietà indotta dall’intervento. In questo modo il basso apporto calorico permetterà una perdita di peso regolare e naturale, finendo per modificare le abitudini alimentari anche nel lungo termine;
  2. tramite azione restrittiva: ovvero riducendo il volume dello stomaco.

In cosa consiste l’operazione?

Il bypass gastrico consiste nella divisione dello stomaco in due parti. Una parte è costituita dalla tasca gastrica, creata chirurgicamente, accoglie il cibo e ne può contenere circa 30ml. La tasca è collegata direttamente all’intestino tenue, creando così la seconda sezione, detta “ansa alimentare“. In questo modo il cibo salta quasi completamente lo stomaco (da qui il nome “bypass”), andando direttamente nell’intestino. Così facendo, gli alimenti che possono essere ospitati all’interno della tasca sono drasticamente inferiori e induce il paziente a provare una forte sensazione di sazietà, tanto che, se la si ignora e si continua ad ingerire cibo, si avvertirà lo stimolo del vomito. L’intera operazione è svolta in anestesia totale.

Solitamente il bypass gastrico viene eseguito per via laparoscopica, ovvero tramite delle piccole incisioni sull’addome. Successivamente si inserisce una piccola telecamera e con degli appositi strumenti chirurgici si procede con l’operazione, evitando grandi incisioni più invasive.

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Chi può sottoporsi al bypass gastrico?

Il bypass gastrico, così come gli altri interventi di chirurgia bariatrica, possono essere considerati come soluzione soltanto quando gli altri trattamenti non chirurgici finalizzati alla perdita di peso non hanno avuto effetti decisivi. Inoltre, nel caso specifico del bypass gastrico, è consigliato sottoporsi all’intervento se:

  • se il BMI è superiore o uguale a 40
  • se il BMI è compreso tra 35 e 40 e persistono patologie gravi come: diabete di tipo 2, sindrome delle apnee notturne e ipertensione.

In aggiunta, il paziente deve manifestare la volontà di essere disposto a cambiare le proprie abitudini alimentari e di seguire attentamente il follow-up post-operatorio per una durata di tempo molto ampia.

In fine il paziente NON è idoneo all’intervento se presenta patologie che riducono l’aspettativa di vita non migliorabili con la perdita di peso, patologie psichiatriche e uso di sostanze che ostacolino il processo di dimagrimento.

Quanto peso si perde?

Mediamente un paziente perde circa il 60% del suo peso corporeo e il risultato spesso viene mantenuto nel tempo. Tuttavia nei pazienti con BMI maggiore a 50 la riduzione del peso è inferiore e circa il 40% dei casi riprende massa grassa nel lungo periodo.

Quali altri vantaggi ci sono?

Oltre ad un notevole dimagrimento il bypass gastrico presenta anche altri vantaggi influenti, come:

  • efficace contro il diabete di tipo 2,
  • risolve anche le forme più gravi di Reflusso gastroesofageo,
  • riduce la sindrome metabolica, l’ipercolesterolemia, apnee notturne ostruttive;
  • perdita di peso più rapida rispetto al bendaggio gastrico.

Rischi e complicanze

Il bypass gastrico, come molti altri interventi, non è privo di rischi e complicanze, seppur si verifichino piuttosto raramente, e possono presentarsi sia in fase operatoria che post, nel lungo termine.

In particolare, durante l’operazione le complicanze possono essere:

  • fistole gastriche o intestinali,
  • emorragie digestive,
  • stenosi anastomotiche,
  • danni ad organi nelle vicinanze,
  • reazione allergiche all’anestesia,
  • infezioni,
  • Coaguli di sangue;

Invece, per quanto riguarda i rischi dopo l’intervento, si possono manifestare:

  • anemia da carenza di ferro, vitamina B12 e/o acido folico,
  • osteoporosi da carenza di calcio,
  • occlusione intestinale,
  • carenze vitaminiche acute causate da attacchi di vomito intenso,
  • Sindrome di dumping: si verifica quando il cibo, soprattutto se molto zuccherato o grasso, transita velocemente dallo stomaco all’intestino tenue e può causare nausea, debolezza, vomito, diarrea, crampi addominali e ipoglicemia;

Follow-up post-operatorio

Dopo l’operazione, generalmente il paziente è trattenuto in ospedale da 1 a 3 giorni per monitorarne lo stato di salute. Per la prima settimana il paziente potrà ingerire solo liquidi, mentre gli alimenti solidi verranno reinseriti nella dieta gradualmente nell’arco di 12 settimane. In questo periodo di tempo verrà assegnata una dieta specifica con una serie di restrizioni. come ad esempio il divieto di consumare pasti con cibo zuccherino (dolci, cioccolato etc…) per evitare alcune complicanze come la sindrome di dumping (di cui scritto sopra).

Inoltre è fondamentale reintegrare per tutta la vita alcune vitamine e sali minerali che non vengono assorbiti con gli alimenti:

  • multivitaminici + ferro ogni giorno
  • calcio 1200-1500 mg pro/die + vit. D (si raccomanda ai pazienti di assumere sempre calcio e vit. D insieme)

Ferro:

  • se la saturazione è ‹ 10% e la ferritina ‹ 10 ng /ml o la saturazione ‹ 7% è indifferente il livello di ferritina
  • supplementare con solfato ferroso 325 + 250 di vit.C pro/die aumentare a tre volte al dì se ben tollerato. il paziente può assumerlo anche con succo d’aranci Folati se i livelli sono bassi: prime replete vit.B12 se è bassa e assumere 1 mg di folati pro/die x 3 mesi

Vit. B12:

  • se sono presenti sintomi neurologici (è indifferente il livello o se il livello è minore di 100 μg/dl ) vit.B12 1000 μg I.M. a settimana x 4 settimane e ricontrollare tra tre mesi in 3-4 mesi
  • se i livelli sono tra 100-150 pg /dl vit. B12 1000 μg I.M. ogni mese e ricontrollare in 3-4 mesi
  • se i livelli sono tra 150-250 pg /dl vit. B12 1000 μg anche per os o sublinguale o con spray nasale e ricontrollare in 3-4 mesi.

Il bypass gastrico è una operazione tecnicamente complicata ma viene eseguita regolarmente nel nostro centro per via laparoscopica. Se hai bisogno di un parere di un esperto o vuoi prenotare un intervento contattaci senza esitare.