Reflusso gastroesofageo

Che cos’è il reflusso gastroesofageo?

Il reflusso gastroesofageo è una condizione molto comune che consiste nella risalita involontaria di materiale acido dallo stomaco nell’esofago. I succhi gastrici, quando rifluiscono, entrano a contatto con la parete dell’esofago e provocano bruciore (detto “pirosi”), percepito all’altezza dello sterno, e rigurgiti acidi.

Il reflusso gastroesofageo è considerato un disturbo fisiologico che può verificarsi dopo aver ingerito una gran quantità di cibo, ma se il fenomeno si manifesta con frequenza allora si parla di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). In questo caso, il soggetto che ne soffre deve rivolgersi ad un medico che gli prescriverà una cura in base alla gravità della malattia.

Quali sono i sintomi da reflusso gastroesofageo?

I sintomi del reflusso gastroesofageo più frequenti, detti “tipici”, sono principalmente due:

  1. Il bruciore di stomaco retrosternale (pirosi): solitamente si manifesta nella parte alta dell’addome (regione epigastrica) ma si può propagare fino alla gola;
  2. Il rigurgito acido: è causata dalla risalita di acidi gastrici e del contenuto dello stomaco in gola o a volte anche fino in bocca.

Entrambi i sintomi possono peggiorare dopo i pasti, quando si è sdraiati, durante il riposo notturno, al risveglio, quando ci si inchina in avanti e in seguito ad attività fisica intensa.

Altri sintomi meno comuni, detti “atipici”, sono:

  • nausea,
  • vomito,
  • alito cattivo (alitosi),
  • difficoltà di deglutizione (disfagia),
  • dolore toracico,
  • tosse,
  • laringite,
  • singhiozzo,
  • disturbi respiratori,
  • asma.

Se riscontri questi sintomi non esitare a contattarci e a sentire il parere di un medico esperto.

Quali sono le cause del reflusso gastroesofageo?

malattia da reflusso gastroesofageo

Durante i pasti, nel momento in cui deglutiamo, lo sfintere gastroesofageo, che fa parte del cardias, si apre, come se fosse una valvola, permettendo al cibo di passare dall’esofago allo stomaco per poi proseguire con la digestione. Subito dopo, lo sfintere si chiude, sigillando lo stomaco e tutto ciò che è contenuto al suo interno. Tuttavia, nelle persone che soffrono della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) questa valvola non funziona bene e non si chiude correttamente, provocando la fuoriuscita degli acidi gastrici dallo stomaco e danneggiando così le pareti dell’esofago.

Le cause che possono scatenare o aggravare il reflusso gastroesofageo sono molteplici:

  • L’obesità o sovrappeso: il grasso addominale può aumentare la pressione sullo stomaco e quindi indebolire i muscoli nella parte inferiore dell’esofago;
  • Ernia iatale: si verifica quando una parte dello stomaco scivola nel torace, attraverso il diaframma, impedendo allo sfintere di svolgere la sua funzione anti-reflusso;
  • Farmaci: alcuni medicinali come i calcio-antagonisti, usati contro l’ipertensione, i nitrati, gli antinfiammatori non steroidei, alcuni farmaci sedativi come antidolorifici, antidepressivi e anestetici;
  • Fumo e alcol: la nicotina favorisce la produzione degli acidi gastrici mentre l’alcol danneggia la mucosa dell’esofago;
  • Dieta alimentare scorretta e non equilibrata,
  • Gravidanza: la pressione che il feto esercita sullo stomaco può stimolare il reflusso;
  • Stress: improbabile che sia la causa scatenante del reflusso gastroesofageo ma anche lo stomaco risente dei cambiamenti psicofisci;
  • Predisposizione genetica: non è raro che il reflusso gastroesofageo si manifesti in più membri della stessa famiglia, per questo è presumibile che la malattia possa essere ereditata, ma per ora rimane solo una ipotesi.
  • Cambiamenti di stagione.

Diagnosi

I sintomi tipici (bruciore di stomaco e rigurgiti acidi) sono sufficienti per il medico di famiglia per potere diagnosticare la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). Egli generalmente prescriverà una terapia che il paziente dovrà seguire per alcune settimane. Se i sintomi persistono o si presentano debolezza, anemia o dimagrimento è necessario sottoporsi ad alcuni esami, quali:

  • Gastroscopia: attraverso l’inserimento di un sondino con telecamera integrata è possibile scrutare ed analizzare accuratamente esofago, stomaco e duodeno. Al sondino è collegato anche un sottile canale dove può scorrere una pinza per prelevare dei campioni;
  • pH-impedenziometria delle 24h: si inserisce una piccola e sottile sonda che, dal naso, arriva fino all’esofago per misurare e monitorare il livello di acidità (pH). I dati verranno registrati simultaneamente, per 24 ore, su un dispositivo apposito e visualizzati dal chirurgo;
  • Manometria: con l’utilizzo di una sonda posizionata nell’esofago si analizza il funzionamento e il tono muscolare dello sfintere esofageo.
  • Radiografia del tubo digerente: viene fatto bere al paziente una soluzione di bario, innocua che è visibile ai raggi X e permette di visionare il funzionamento dell’esofago e dello stomaco.
  • Consulenza gastroenterologica.

Trattamenti

Il primo approccio della terapia della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) è incentrato su un cambio di stile di vita dal punto di vista delle abitudini, alimentare e fisico.

E’ fondamentale integrare una dieta sana ed equilibrata e non consumare pasti troppo abbondanti, evitando cibi acidi che potrebbe stimolare ulteriormente i reflussi. Altrettanto importante è limitare, o meglio eliminare, alcol e fumo. In fine è consigliabile non coricarsi subito dopo i pasti e far passare qualche ora prima di addormentarsi. Spesso bastano questi accorgimenti per curare il reflusso gastroesofageo ma nel caso in cui i sintomi persistessero bisogna ricorrere ai farmici, quali:

  • antiacidi: neutralizzano l’acido dello stomaco ma sono utili solo per limitare i sintomi del reflusso gastroesofageo.
  • H2 anatagonisti: diminuiscono la produzione di acido nello stomaco, rispetto agli antiacidi durano più a lungo e agiscono più rapidamente, tuttavia dopo un determinato periodo di tempo potrebbero smettere di avere effetto.
  • inibitori della pompa protonica: interrompono la produzione di acido nello stomaco ma agiscono più lentamente rispetto agli H2, però, curano più efficacemente le lesione delle pareti dell’esofago.

Se anche i farmaci non hanno effetti rilevanti allora è necessario rivolgersi ad un medico per un eventuale intervento. L’operazione di norma viene effettuata in laparoscopia tramite delle incisioni mininvasive sull’addome.

Rimedi naturali

Oltre all’attività fisica, alla dieta e all’eliminazione di fumo e alcol è possibile ricorrere ad alcuni rimedi naturali che fanno uso di infusi con proprietà emollienti e lenitive che giovano all’apparato digerente.

Tra questi vi è la malva, piantaggine e l’altea che sono ricche di mucillagini che producono un effetto antinfiammatorio per lo stomaco e si possono ingerire utilizzando le foglie per fare tisane. Un’altra efficace soluzione che proprietà anti-reflusso naturali è l’estratto di succo di aloe vera.

E’ bene ricordare di chiedere sempre l’opinione di un medico poiché questi rimedi potrebbero presentare delle controindicazioni nel caso in cui si assumano determinati farmaci.

Dieta e cibi da evitare

La dieta nella terapia di cura del reflusso gastroesofageo rappresenta sicuramente un elemento essenziale.

E’ importante consumare pasti di piccole porzioni e con più frequenza piuttosto che pasti abbondanti, è consigliabile anche scegliere alimenti a basso contenuto di grassi e preferire cereali integrali, frutta e verdura.

I Cibi da evitare, invece, sono:

  • Cibi grassi, come fritture, salse con panna o con gran quantità di olio o burro e carini grasse;
  • caffè e thè,
  • latticini, soprattutto yogurt e formaggi grassi;
  • menta, cioccolato e dolci in generale,
  • peperoncino, pepe e altre spezie simili;
  • pomodori,
  • agrumi, mele, pere, banane, ananas;
  • bevande gassate.

E’ opportuno sottolineare di non coricarsi subito dopo il consumo del pasto per almeno qualche ora e preferibilmente tenere la testa sollevata.

Rischi e complicanze

Il reflusso gastroesofageo, soprattutto quando si manifesta frequentemente e con una certa intensità può alimentare le paure del soggetto che ne soffre che potrebbe chiedersi:”Si può morire di reflusso gastroesofageo?“. La risposta è “No“, non è mortale, ma se trascurato, soprattutto se per tanto tempo, può generare delle complicanze anche gravi, quali:

  • Ulcere esofagee: a causa di ripetuti reflussi, i succhi gastrici possono danneggiare le pareti dell’esofago fino a creare delle ulcere, che sanguinano e provocano dolore;
  • Stenosi dell’esofago: gli acidi gastrici possono causare il restringimento dell’esofago, rendendo difficile e dolorosa la deglutizione;
  • Esofago di Barrett: nel 10-15% dei casi di malattie da reflusso gastroesofageo (MRGE), soprattutto se esistente da molto tempo, può degenerare in un cancro. Le cellule dell’epitelio della parte inferiore dell’esofago possono mutare in cellule simile a quelle dell’intestino, più resistenti all’acidità e rischiando così di diventare cellule cancrose.

Nonostante quindi il reflusso gastroesofageo nella maggioranza dei casi non crei grossi disturbi è necessario che venga curato e non trascurato per evitare che degeneri in patologie più gravi.

Il reflusso gastroesofageo notturno: consigli

Si stima che circa il 30-35% della popolazione soffra di reflusso gastroesofageo, specialmente in età adulta e uno dei sintomi più fastidiosi e spiacevoli è il reflusso notturno. A differenza di quello diurno, il reflusso notturno è più forte, a causa della posizione orizzontale in cui siamo abituati a dormire e ciò favorisce la risalita dei succhi gastrici. Questo sconveniente fenomeno può ledere considerevolmente la qualità del sonno e influenzare negativamente il resto del giorno.

Quindi come fare per neutralizzare o alleviare il reflusso notturno? La risposta è abbastanza semplice ma può essere di grande aiuto. Per limitarne il più possibile gli effetti bisogna:

  1. andare a dormire lontano dai pasti,
  2. mangiare leggero la sera,
  3. dormire su un lato con la parte superiore del corpo sollevata, aiutandosi con il supporto di qualche cuscino.
  4. inserire dei rialzi sotto al letto così da inclinare leggermente tutto il copro e sollevandone la parte superiore.

Il reflusso gastroesofageo ti crea problemi? Chiedi il parere di un esperto e contattaci immediatamente!

Bendaggio Gastrico

Il bendaggio gastrico è una operazione chirurgica finalizzata al trattamento dell’obesità e rientra nella categoria degli interventi di chirurgia bariatrica restrittivi. Lo scopo di questa procedura è quello di ridurre il volume dello stomaco limitando notevolmente il bisogno di ingerire cibo.

Infatti, i pazienti che si sottopongono al bendaggio gastrico, si sentiranno subito sazi anche dopo aver assunto una piccola quantità di cibo, tanto da avvertire la sensazione di dover vomitare nel caso in cui non si smettesse di mangiare. In questo modo, il paziente avrà molta meno fame, mangerà di meno e, di conseguenza, perderà peso naturalmente.

Il bendaggio gastrico rappresenta una delle soluzioni chirurgiche più valide per chi necessita di perdere peso in maniera efficace e sicura.

Il bendaggio gastrico regolabile

Il bendaggio gastrico regolabile è il tipo di intervento più comune, viene eseguito in laparoscopia, quindi tramite intervento mininvasivo e uno dei suoi più grandi vantaggi è che è totalmente reversibile.

In pratica, è un anello di silicone che viene posizionato sulla parte alta dello stomaco e che può essere gonfiato o sgonfiato iniettando una soluzione salina. Attraverso questo meccanismo si può regolare la quantità di cibo che può raggiungere lo stomaco, influenzando anche i tempi di digestione.

Quali sono i requisiti per sottoporsi al bendaggio gastrico?

Per sottoporsi al bendaggio gastrico non è sufficiente essere obesi, bisogna rispettare una serie di requisiti, ovvero:

  • BMI (indice di massa corporea) superiore a 40,
  • BMI superiore a 35 in presenza di altre patologie,
  • età compresa tra i 18 e i 70 anni,
  • obesità stabile da almeno 5 anni,
  • fallimento di terapie dietetiche o farmacologiche pregresse,
  • assenza di dipendenza da alcol e droghe.

E’ invece sconsigliata l’operazione ai pazienti che presentano:

  • epatopatie gravi,
  • gravi patologie cardiopolmonari,
  • gravi patologie endocrinologiche ,
  • gravi patologie psichiatriche,
  • dipendenza da alcol o droghe.

In cosa consiste l’intervento?

L’intervento di bendaggio gastrico regolabile, solitamente, è eseguito per via laparoscopica e dopo aver sottoposto il paziente ad una anestesia totale.

cos'è il bendaggio gastrico

Il chirurgo procede facendo delle piccole incisioni nell’addome e inserendo un anello gonfiabile in silicone intorno alla parte alta dello stomaco, il quale viene così diviso in due parti e assume una forma a clessidra. La parte superiore, detta “tasca gastrica” è di volume molto ridotto, mentre la parte di stomaco al di sotto del bendaggio è più ampia. Successivamente il chirurgo rimuove gli strumenti adoperati per l’intervento e richiude le incisioni. Una volta terminata l’operazione il medico potrà regolare, stringendo o allargando il bendaggio e rimuoverlo completamente in caso di necessità.

Quali sono i vantaggi?

I vantaggi del bendaggio gastrico regolabile sono:

  • Intervento poco invasivo,
  • durata dell’intervento di circa un’ora,
  • sicuro e con poche complicazioni (tasso di mortalità dello 0,1%),
  • degenza breve, 1 o 2 giorni;
  • permette di perdere peso facilmente ed ha più effetto nel lungo periodo,
  • intervento totalmente reversibile.

Presenta complicanze e rischi?

Durante l’intervento chirurgico le complicanze sono molto rare tuttavia in alcuni casi se, il bendaggio non viene posizionato attentamente, si potrebbero verificare delle perforazioni gastriche.

Sono presenti alcuni rischi, spesso risolvibili regolando il bendaggio stesso anche post-operazione, quali:

  • reflussi gastroesofagei,
  • vomito,
  • esofagite,
  • dolore addominale,
  • allungamento dell’esofago, se la banda è troppo stretta o se si mangia troppo;
  • scivolamento del bendaggio, che potrebbe causare l’insorgenza di vomito.

Quanto è importante la dieta post-operazione?

Una fase fondamentale per assicurare l’efficacia del bendaggio gastrico è la dieta. Senza di essa il paziente nel lungo termine riacquisterà peso vanificando l’operazione stessa o soffrirà di reflussi gastroesofagei.

E’ essenziale che il paziente integri una corretta ed equilibrata alimentazione al proprio stile di vita evitando dolci e bevande gassate.

Anche una corretta masticazione è importante poiché è necessario che il cibo sia ben masticato favorendo la digestione ed evitando l’intasamento del bendaggio.

Quanto tempo ci vuole per perdere peso?

Immediatamente a seguito dell’operazione, il paziente avvertirà un forte e precoce senso di sazietà inducendolo, quindi, ad introdurre una quantità considerevolmente inferiore di cibo con la conseguenza naturale della perdita di peso.

Successivamente il paziente perderà, in media, dai 500 grammi a 1 kg di peso a settimana e in un anno dai 22 kg ai 45 kg. In questo periodo, come scritto in precedenza, la dieta rappresenterà un ruolo fondamentale che potrà garantire ottimi risultati qualora venga rispettata correttamente e costantemente.

Un altro aspetto importante per la riduzione del peso del paziente è la regolazione della banda. La prima modifica viene solitamente attuata tra le 4 e le 6 settimane successive all’intervento, mentre le altre regolazioni verranno apportate in caso di necessità e secondo le esigenze del paziente.

Vuoi perdere peso? Chiedi il parere di un medico e contattaci immediatamente!