Tumore del Retto

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Tumore del Retto

 

Cos’è

I tumori del retto sono lesioni degenerative che interessano l’ultimo tratto del canale alimentare (da 12-15 cm fino al canale anale).
Nella maggior parte dei casi, hanno origine da piccoli polipi intestinali (benigni) che, crescendo in maniera silente, vanno incontro ad una degenerazione maligna (carcinomi).
Si possono manifestare in diversi stadi.
 

Presentazione della malattia

Sintomi frequenti sono le alterazione dell’alvo (ad esempio, la comparsa di stipsi in soggetti che abitualmente presentano un alvo regolare) ed il sanguinamento (rettorragia). Altri segnali di allarmi sono un rapido calo ponderale ed un’astenia secondaria ad una anemizzazione (riduzione dei valori di emoglobina nel sangue dovuta ad una perdita cronica di sangue con le feci, non visibile ad occhio nudo). Tale evenienza è più rara rispetto ai tumori del colon.
 
La presenza di sangue rosso vivo rappresenta spesso, dunque, un campanello di allarme: tale sintomo può essere a volte sottovalutato, soprattutto in pazienti con storia di malattia emorroidaria.
 
Ciononostante, tali neoplasie possono non dare alcun sintomo e manifestarsi in uno stadio avanzato (occlusione intestinale, metastasi a distanza, invasione di organi pelvici). Da ciò deriva l’importanza di eseguire una colonscopia di screening dopo i 50 anni (in caso di familiarità, a partire dai 35-40 anni a seconda dei casi).
 

Diagnosi

L’esplorazione digitale dell’ampolla rettale rappresenta un valido strumento per la diagnosi di neoplasie della porzione terminale del retto.

La colonscopia rappresenta, come per i tumori del colon, strumento fondamentale per la diagnosi e per l’identificazione di lesioni polipoidi dei restanti tratti del colon.
 
Se si ha la conferma della diagnosi di un tumore maligno del retto, la stadiazione della malattia va completata con ulteriori esami.

La risonanza magnetica della pelvi (RMN) permette di stabilire la profondità di infiltrazione locale della malattia al fine di programmare correttamente l’iter terapeutico. Una alternativa può essere rappresentata dall’ ecoendoscopia (esame eseguito con una sonda ecografica dedicata inserita per via transanale).

La TC del torace e dell’addome permetterà, invece, di escludere ulteriori localizzazioni di malattia (metastasi a distanza).
 

Tipi di trattamento

  • I piccoli polipi possono essere asportati direttamente durante la colonscopia.
  • Voluminosi polipi benigni e tumori maligni in stadio molto precoce (casi selezionati) possono essere asportati localmente con tecniche chirurgiche che prevedono un accesso attraverso il canale anale (TEM, Transanal Endoscopic Microsurgery). Sarà possibile, in questo modo, risparmiare l’organo in toto ed evitare interventi di chirurgia maggiore.
  • Per i tumori in stadio avanzato, sarà necessario l’intervento chirurgico di resezione del retto e delle strutture adipose e linfonodali circostanti (escissione completa del mesoretto).
  • In alcuni casi, ove la RMN o l’ecoendoscopia abbiano indicato una invasione locale da parte del tumore o l’interessamento dei linfonodi nel grasso circostante, sarà necessario eseguire un trattamento preoperatorio citoriduttivo (radioterapia associata a chemioterapia) e procedere, dopo pochi mesi, all’intervento chirurgico radicale. Tale strategia ha come obiettivo quello di ridurre il tasso di recidive locali.
  • Nel caso di neoplasie localizzate nella parte terminale del retto, per garantire una cicatrizzazione efficace della sutura intestinale, verrà confezionata una stomia temporanea che verrà lasciata in sede per appena qualche mese.
  • Per i tumori che infiltrano i muscoli del pavimento pelvico, sarà necessario asportare completamente il retto ed il canale anale, con il confezionamento di una colostomia in questo caso definitiva (amputazione addominoperineale secondo Miles).

 

Quali modalità per eseguire l’intervento chirurgico e quali vantaggi

  • L’intervento chirurgico può essere eseguito a cielo aperto o con le più moderne tecniche cosiddette “mini-invasive”. Esistono, ad oggi, robuste evidenze scientifiche che dimostrano la sicurezza oncologica degli interventi mini-invasivi anche per questo tipo di patologia.
  • La chiurgia laparoscopica permette di eseguire l’intervento con delle incisioni più piccole (pochi centimetri) che garantiscono una rapida ripresa funzionale (mobilizzazione, canalizzazione, alimentazione) e riduce notevolmente il dolore postoperatorio. Ciò si traduce in una degenza ospedaliera più breve ed in un più rapido ritorno alle attività quotidiane.